Fobia sociale vs timidezza

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La fobia sociale o sociofobia è uno stato ansioso provocato dalla paura di essere giudicati negativamente da persone non familiari, per quello che si dice o che si fa. Il soggetto si sente inadeguato e teme di essere contestato per quello che è, per come è, ciò gli provoca panico anche anticipatorio e quindi cerca di evitare le situazioni sociali di relazioni interpersonali da lui temute (parlare in pubblico, andare ad una festa, sostenere un colloquio o un’interrogazione , ecc) Egli sa  razionalmente che la sua paura è esagerata ma è consapevole di non riuscire a controllarla.

La timidezza è un tratto della personalità che fa comportare la persona in maniera impacciata, insicura e la rende poco socievole, poco atta alle relazioni sociali. E’ un aspetto normale che caratterizza molti uomini e molte etnie a seconda dell’educazione e delle culture (per esempio il 60% della popolazione giapponese si considera timida, forse perchè per loro sbagliare è vergogna).

Tu? Ti consideri un timido o una timida?

 

 

 

Sensazioni

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I talent show ,così come vengono presentati, sembrano più che altro degli “ex-famosi show” o (come li chiamava la Gialappa’s band) “meteore”, cioè più che per i nuovi che devono emergere sembra che servano ai vecchi per rimanere sulla cresta dell’onda. Raramente vengono fuori dei talenti veri e propri, nonostante la visibilità che hanno e i protagonisti sono sempre e solo i “giudici”… Mah… Prendere un personaggio famoso  semi decaduto  o presunto tale e metterlo a giudicare, sembra quasi  creare una poltrona per un politico “trombato” alle elezioni… chissà se veramente si lasciasse decidere al pubblico forse in qualche modo si scoprirebbero davvero nuovi talenti? Viva la democrazia.

 

Precarietà

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L’instabilità, l’incertezza mi rendono nervosa e soprattutto quelle subìte, quelle che non dipendono da me ma che sono causate da persone al comando sconclusionate, inconcludenti,viziate ed egoiste: decisioni dell’ultimo secondo al lavoro che ti cambiano l’iter giornaliero,  a cui devi per forza dire di sì per evitare ritorsioni o maltrattamenti, colleghe che per lecchinaggio lavorano gratis fino alle 20 di sera, mettendoti in cattiva luce con il capo, disposizioni dell’ultimissimo minuto che ti sconvolgono i piani.  Io sono un’idealista che ama la libertà incondizionata nel seguire il proprio talento, l’essere se stessi, dare il meglio di sè senza insicurezza, senza dipendere dagli umori degli altri, del proprio superiore che a seconda del piede con cui si alza cambia idea e ribalta tutto in un secondo. Mi sento fuori dal gregge e per questo fatico molto a sottostare a ordini impartiti a singhiozzo, senza una logica ben precisa che seguono una grande disorganizzazione mentale.

La mia domanda a tutti voi: come posso fare per riuscire a sganciarmi dal sistema?

Correre o camminare?

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Ogni giorno percorro una pista ciclo/pedonale e vedo persone obese che corrono facendo sforzi incredibili, paonazzi, sudati che aumentano il rischio di infarto del 200%, credendo che il sacrificio porterà ad un dimagrimento veloce. Si può comprendere chi lo fa ad un livello “agonistico” che più o meno compie i controlli annuali e si alimenta in maniera adatta allo scopo, cioè per migliorare le prestazioni, allenandosi anche lavorando sui vari meccanismi energetici, ma per tutti gli altri, che lo fanno per diminuire di peso è sicuramente più adatta una bella camminata, la quale richiede una intensità più bassa nella quale sicuramente prevale il meccanismo aerobico che è quello che utilizza prevalentemente i grassi, facendo perdere il peso più velocemente. Comunque, se fossimo fatti per correre avremmo 4 zampe…

Quale delle 2 preferisci?

Quadretti o righe?

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Lo sapevate che se siete una mente a quadretti siete razionali, senza emozioni, obiettivi, pratici? In un quadretto infatti si puo’ scrivere un solo numero o carattere, quindi è come dividere la realtà in porzioni precise, sicure , è come programmare con certezza quello che ci sta intorno, classificare, sintetizzare.  Una mente a righe è emozione, sentimento, se trasportata dall’emotività puo’ non essere lucida, le righe danno la possibilità di scrivere frasi con lunghezza variabile, sono incerte, lasciano spazio alla fantasia, alla creatività..si ricordano facilmente.

Secondo te qual è la via di unione tra i due?

 

Comunione e Cresima

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I due sacramenti che provano l’appartenenza alla chiesa, l’uno, con l’iniziazione al diritto di ricevere l’eucarestia e l’altro che conferma la definitiva appartenenza alla stessa, talvolta, non sembrano avere un significato che vada oltre una riunione di famiglia, un momento per ricevere regali e, per la modalità in cui spesso si svolge, un ‘importante occasione promozionale e  di “marketing” per le parrocchie, che si assicurano un certo seguito da parte dei ragazzi, almeno fino ai 13 anni circa… per il resto discorsi vuoti o prediche di carattere generale  che rimandano ad un modello ormai sorpassato, fatti a persone separate costrette per quel giorno a ritrovarsi tutti facendo finta che siano ancora una famiglia… Mah!

Per i ragazzi : “finalmente non dovremo più andare a messa e a catechismo…!!”