La scuola

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Cercando di mettere in qualche modo in ordine  i libri sparsi in casa, mi è capitato tra le mani un vecchio saggio di Ivan Illich “Descolarizzare la società”, del 1970, impressionante per la lungimiranza  e la precisione nel descrivere il metodo di insegnamento perverso dell’attuale sistema scolastico…

“Nei paesi sviluppati o in via di sviluppo, sotto  ogni regime e latitudine, tutti i sistemi scolastici hanno oggi in comune una caratteristica fondamentale. Che l’ordinamento economico sia capitalista o socialista, che i programmi delle scuole mirino a produrre tecnici o umanisti, che l’insegnamento si effettui in aule aperte o secondo metodi tradizionali, non fa differenza: tutti i sistemi scolastici poggiano su una identica struttura latente, svolgono una stessa azione inconscia, che inculca nell’allievo alcuni principi che determineranno tutto il resto della sua esistenza: l’istruzione non ha valore se non si acquista a scuola attraverso un graduale consumo di titoli, che la futura riuscita sociale dell’individuo dipende dal livello e dal prezzo dei corsi di studio e che è più importante apprendere cose ” sul mondo” che trarre il proprio sapere  ” dal mondo “.        …

… e consta che l’evoluzione della società tende a spogliare l’individuo delle sue capacità creative e a trasformarlo in un assistito preso a carico per tutti i suoi bisogni essenziali da servizi sempre più burocratizzati: servizi che, nello stesso momento in cui pretendono di soddisfare una domanda, creano una domanda maggiore e accentuano lo stato di dipendenza dell’individuo…”

Cosa ne pensate?

La moneta

20170201_220826In un periodo di crisi che sembra non finire, ogni esponente politico ha la propria ricetta per risolvere i problemi e alcuni addirittura pensano di avere la soluzione. Tra le decine di trasmissioni televisive che propongono dibattiti e mostrano dati statistici sulla situazione, non capita mai di sentire qualcuno che parli di cause verosimilmente sensate, che almeno accenni al meccanismo con cui viene prodotta la moneta. Strumento di civilizzazione ed evoluzione, da sempre  essa condiziona i comportamenti umani, costituisce un collante per la  società, determina  i rapporti sia a livello di singole persone, sia tra stati.

A grandi linee, saltando tutta la storia, nel corso dei secoli l’emissione della moneta ha sempre avuto più o meno come controvalore una quantità di oro depositato presso  chi la stampava, o la emetteva, e quindi si poteva convertire la moneta in oro, su richiesta … finché nel 1971, con gli accordi di Bretton Woods, questa possibilità cessa. Perciò il denaro non è più garantito dal controvalore in oro e le banconote sono solo dei pezzi di carta ai quali attribuiamo un valore in quanto accettati da tutti noi come strumento di scambio convenzionale. I biglietti vengono prodotti dalle banche centrali (che sono quasi tutte private), a costi bassissimi, prestati agli stati al loro valore nominale ( quello stampato sulle banconote) e non più garantiti da un controvalore in oro, e con la relativa emissione di titoli di debito. Questo meccanismo, che fa rabbrividire, viene chiamato signoraggio primario e permette alle “agenzie di credito” di straguadagnare alle spalle di tutta la comunità che lavora e produce.