Donne tonde

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Da un studio fatto  dall’ Università di Newcastle (Gran Bretagna) che ha preso in esame 80 uomini dividendoli in due gruppi: il primo è stato messo in condizioni di relax, il secondo invece sotto stress , è emerso che, dopo la prova, gli uomini rilassati sceglievano le foto di donne magre, quelli invece stressati preferivano quelle più formose . L’ipotesi che è stata fatta è che le donne tonde risultino “rassicuranti” e accoglienti per uomini bisognosi di conforto.

E tu? Da che donna sei attratto?

 

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Ok

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Da cosa deriva l’acronimo OK? Sembrerebbe derivare dai militari statunitensi che, durante la Seconda Guerra Mondiale,  quando al ritorno da una missione dovevano fare rapporto ai superiori di quante erano state le vittime, usavano la forma verbale ok, ovvero zero killed se nessuno era stato ucciso . Di conseguenza , la sigla ha iniziato a prendere il significato di conferma positiva e quindi di “va tutto bene”.  KO invece nasce dal mondo del pugilato (Knock out ovvero fuori combattimento) ed ha un’accezione negativa.

Sei un tipo Ok o Ko?

La donna più dipinta

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Qual è stata la donna più ritratta ? La risposta è abbastanza semplice e scontata: la Madonna, ma, escludendo lei, dobbiamo risalire agli inizi del secolo scorso per trovare una cantante e cabarettista francese Suzy Solidor (1900/1983) che conquistò la scena artistica europea: fu ritratta da circa 225 artisti (tra cui Pablo Picasso e Jean Cocteau..). Personalità eclettica e all’avanguardia, fu resa immortale con il ritratto dipinto dall’artista Tamara de Lempicka, polacca, che divenne la sua amante. Stella dei cabarets parigini, aprì essa stessa un night club che divenne il punto d’incontro dell’effervescente scena culturale francese. Con la seconda guerra mondiale il suo locale fu frequentato da soldati tedeschi e, tutto questo, le procurò , alla fine del conflitto, l’accusa di collaborazionismo. Si trasferì in America ma tornò in Francia per trascorrere i suoi ultimi anni di vita.

La conoscevate?

Il calendario dell’Avvento

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Ecco dicembre e con esso la voglia di ritornare  bambina con il calendario dell’Avvento. Che bello aprire ogni giorno una casellina nuova spinta dalla curiosità di vedere cosa c’era dietro….immagini relative al Natale (stelle, asinelli, buoi, re magi), poi soppiantate da deliziosi cioccolatini a forma di alberelli , stelle o simili..fino ad arrivare ai giorni nostri con calendari che regalano oggetti relativi a case cosmetiche, cibi, oggetti per la casa, ecc. quest’anno, dopo anni di aperture mie e delle mie figlie di calendari mi è venuta la curiosità di sapere chi l’ha inventato..ed ho scoperto che fu un editore protestante tedesco Lang ad avere l’idea  nel 1908 di preparare un calendario con un disegno relativo ad ogni giorno dal 1 dicembre al 24..l’anno seguente introdusse  il dettaglio delle finestrelle, dal cui interno spuntavano angeli o piccoli Gesù Bambino da ritagliare o assemblare. Successivamente arrivarono dolci e cioccolatini.

Tu? L’hai mai aperto un calendario dell’Avvento?

 

 

 

 

 

Da dove vengono i sogni?

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Il sogno è uno stato mentale effimero ed estremamente difficile da studiare,  anche per la sola difficoltà del ricordarlo non appena ci si sveglia (non per quanto mi riguarda). In generale i sogni sono comprensibili solo con un’analisi soggettiva, attenta e minuziosa poiché, come ci ha dimostrato Jung, essi sono correlati con la vita di tutti i giorni, sono legati all’esperienza, ai ricordi, alle relazioni con il mondo del sognatore. Il sogno è una rilettura, una rielaborazione di un episodio o di un evento della nostra vita , è un punto di vista che appare durante un momento di non coscienza e che ti fa vedere la cosa da un’altra angolatura . In alcuni casi sono premonitori, alcune volte archetipici , figure dell’inconscio collettivo rintracciabili non soltanto in tutti i tempi e in tutti i paesi, ma anche nelle fantasie, nelle visioni e nelle idee illusorie del genere umano.

Tu sogni in bianco e nero o a colori? O ..non sogni affatto?

 

 

La linguaccia di Einstein

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14/03/1951 72° compleanno di Einstein. Alla fine della serata, quando il genio stava entrando in auto per tornare a casa, l’ennesimo fotografo gli si precipitò incontro per chiedergli, con insistenza, di sorridere per un ultimo scatto. Lo scienziato, che aveva concesso centinaia di sorrisi, stanco, per far desistere l’uomo, gli mostrò la lingua: una reazione spontanea e non costruita che rese Einstein umano e simpatico.