La radura (capitolo 4°)

Hati era stato sconfitto, smaterializzato e riportato da dove era venuto ovvero gli Inferi. A questo punto l’impresa di Sweyn era terminata ma il giovane decise di rimanere ancora qualche tempo nell’isola di Gaia. E lei ne fu davvero felice. Furono giorni intensi , vivendo in pieno l’isola e le sue bellezze. Un giorno la ragazza decise di portarlo dall’altra parte dell’oasi cavalcando due bellissimi destrieri: i loro velli erano corti, spessi e lucenti, la criniera folta e lunga era mossa dal vento, i loro corpi forti e armoniosi scalpitavano e il sole li faceva risplendere. Quello nero, bello e aitante, andò verso Gaia nitrento e salutandola con dolci colpetti al braccio, lei lo accarezzò affettuosamente sul muso, l’altro bianco e candido, andò direttamente verso il ragazzo come se lo avesse sempre conosciuto. Cavalcarono a pelo, liberi , con il vento che scompigliava i capelli e le criniere, il profumo di fiori nell’aria, il sole alto nel cielo. I loro sguardi sorridenti si incrociavano ogni tanto per distogliersi quasi immediatamente per nascondere un lieve imbarazzo. Arrivarono ad una radura dove vi era un tronco di albero cavo che somigliava ad una panchina. Si sedettero, intorno l’erba rasa e verde era macchiata da fiori gialli e rossi, il cinguettio degli uccellini era accompagnato dal fruscio delle foglie dondolate da una lieve brezza, il profumo del mare avvolgeva i due giovani. I loro occhi s’incontrarono . Gaia non aveva mai provato nulla del genere: il suo corpo pulsava, il battito del suo cuore aumentava incontrollabilmente, non riusciva più ad avere il controllo su di sè. Era come se il corpo fosse staccato dalla sua mente, i pensieri erano un turbinio di sensazioni, il caldo si alternava a brividi di freddo, mentre un rossore saliva sulle sue guance. La mano di Sweyn, forte e calda, le sfiorò la pelle ambrata del viso, Gaia lo lasciò fare, socchiudendo gli occhi scuri per assaporare il momento e, tra le ciglia folte e nere, vide le labbra di lui avvicinarsi alla sua bocca mentre la mano le accarezzava i capelli ricci e morbidi. Fu un lampo, una scossa quando le loro labbra si sfiorarono: il fiato si fermò insieme al tempo, lo spazio si annullò, c’erano solo loro due, i loro corpi abbracciati, la loro passione che nasceva avvolgendoli. I suoni erano attenuati, si percepivano solo il battito dei loro cuori e il loro calore che si fondeva in un unico essere.

Stefania Spaziani