Amore materno

Prendete l’incipit oppure lo spunto da questa frase ” …D’amore non si muore”, tratto dalla canzone “Rose rosse” cantata da Massimo Ranieri

Unico

Amore, quello

filiale può far

morire il cuore materno

protettivo.

Stefania Spaziani

Mamme single

Sempre di più sono le mamme single che si ritrovano a mettere al mondo e crescere un bambino da sole. Un percorso che può essere magico ed esclusivo, ma allo stesso tempo punteggiato da tante difficoltà da gestire in autonomia: psicologiche,sociali, economiche . Qualunque siano le ragioni per cui il padre non c’è, una mamma single non per scelta dovrà affrontare da un punto di vista psicologico la perdita del partner, vissuta come un’esperienza traumatica, un lutto, ovvero una reazione emozionale che si sperimenta quando si perde una persona significativa della nostra esistenza. Tristezza, senso di abbandono, rabbia, solitudine possono essere le sensazioni che si provano durante l’elaborazione di questo sentimento. Bisogna concedersi tempo per affrontare questa esperienza dolorosa, per poter far cicatrizzare la ferita del distacco , accettare il dolore senza rinnegarlo, senza sensi di colpa. Solo così ci si può aprire alla vita nuovamente, con fiducia, spontaneità e prendendosi cura dei propri figli affrontando le difficoltà con forza ed energia, facendo da buon esempio ai propri piccoli, amandoli in maniera sana e oggettiva..provare per credere.

Mamy

Quando pronuncio questa parola mi suona dolce, mi rinvia a protezione, amore incondizionato, presenza discreta, stabilità, sorriso, consiglio. E’ un legame indissolubile, in quanto è da te che sono nata, è grazie a te che ho percorso i miei primi passi , insieme alle tue insicurezze di donna ancora troppo giovane per essere madre ma forte e determinata ad esserlo fino in fondo. Coerente, senza rimorsi o dubbi, hai compiuto e compi il tuo dovere con coraggio e costanza , sbagliando talvolta ma sempre amorevolmente, Mamma, mio esempio e non esempio..ti voglio bene.

Mamma di oggi

Mi capita spesso di sentirmi sbagliata o meglio di sbagliare nell’educare le mie figlie. Fin da piccole le ho trattate “da grandi” nel senso che ho sempre preso in considerazione il loro punto di vista, i loro bisogni, ho sempre chiesto la loro opinione, mi sono interessata a quello che provavano, ai loro desideri e alle loro necessità. Mi sono sempre confrontata con loro e ho sempre tenuto conto del loro pensiero, parlando loro, ascoltandole. Continuo a farlo ancora oggi che sono davvero “grandi” o comunque più grandi, ma spesso mi rendo conto che talvolta, la troppa “confidenza” che hanno con me, fa’ si che non mi rispettino abbastanza: hanno la risposta pronta, pensano di avere ragione a tutti i costi , senza farsi un esame di coscienza e non consapevoli della loro ancor poca esperienza. Mi sento a metà tra essere figlia di un’epoca in cui il rispetto era fondamentale e mamma di un’era in cui i ragazzi stentano a riconoscere l’autorità. Il mio obiettivo è non mollare continuando a confrontarmi con fermezza.